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Art. 2
marzo 1995, n. 194, e del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n
174.
** «Totale» significa la somma di tutti i singoli pesticidi individuati e quantificati nella procedura di monitoraggio, compresi i corrispondenti metaboliti e i prodotti di degradazione e reazione.
- I risultati dell'applicazione degli standard di qualità per i pesticidi ai fini del presente decreto non pregiudicano i risultati delle procedure di valutazione di rischio prescritte dal decreto, n. 194 del 1995 dal decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile
2001, n. 290, e dal decreto n. 174 del 2000.
- Quando per un determinato corpo idrico sotterraneo si considera che gli standard di qualità in materia possono impedire il conseguimento degli obiettivi ambientali specificati agli articoli 76 e 77 del decreto n. 152 del 2006 per i corpi idrici superficiali connessi o provocare un deterioramento significativo della qualità ecologica o chimica di tali corpi o un danno significativo agli ecosistemi terrestri direttamente dipendenti dal corpo idrico sotterraneo sono stabiliti valori soglia più severi conformemente all'art. 3 del decreto legislativo 16 marzo 2009, n. 30 e al presente
allegato. I programmi e le misure richiesti in relazione a tali
valori soglia si applicano anche alle attività che rientrano nel
campo di applicazione dell'art. 92 del decreto n. 152 del 2006.
A.2 - Valori soglia ai fini del buono stato chimico
1. Il superamento dei valori soglia di cui alla tabella 3, in
qualsiasi punto di monitoraggio è indicativo del rischio che non
siano soddisfatte una o più condizioni concernenti il buono stato
chimico delle acque sotterranee di cui all'art. 4, comma 2, lettera c, punti 1, 2 e 3 del decreto legislativo 16 marzo 2009, n. 30.
I valori soglia di cui alla tabella 3 si basano sui seguenti elementi: l'entità delle interazioni tra acque sotterranee ed ecosistemi acquatici associati ed ecosistemi terrestri che dipendono da essi; l'interferenza con legittimi usi delle acque sotterranee, presenti o futuri; la tossicità umana, l'ecotossicità, la tendenza alla dispersione, la persistenza e il loro potenziale di bioaccumulo.
Parte di provvedimento in formato grafico
Note alla tabella 3:
* Tali valori sono cautelativi anche per gli ecosistemi acquatici e si applicano ai corpi idrici sotterranei che alimentano i corpi idrici superficiali e gli ecosistemi terrestri dipendenti. Le regioni, sulla base di una conoscenza approfondita del sistema idrologico superficiale e sotterraneo, possono applicare ai valori di cui alla colonna *) fattori di attenuazione o diluizione. In assenza
di tale conoscenza, si applicano i valori di cui alla medesima
colonna.
** Per il cadmio e composti i valori dei valori soglia variano in funzione della durezza dell'acqua classificata secondo le seguenti quattro categorie: Classe 1: <50 mg L-1 CaCO3 , Classe 2: da 50 a
<100 mg L-1 CaCO3 , Classe 3: da 100 a <200 mg L-1 CaCO3 e Classe 4:
≥200 mg L-1 CaCO3 .
*** Tali valori sono espressi come SQA CMA massime concentrazioni ammissibili) di cui al decreto legislativo n. 172/2015.
**** Il DDT totale comprende la somma degli isomeri p,p'-DDT 1,1,1-tricloro-2,2 bisp-clorofenil)etano; CAS 50-29-3), o,p'-DDT 1,1,1-tricloro-2o-clorofenil)-2-p-clorofenil)etano; CAS 789-02-6),
p,p'-DDE 1,1-dicloro-2,2 bisp-clorofenil)etilene; CAS 72-55-9) e
p,p'-DDD 1,1-dicloro-2,2 bisp-clorofenil)etano; CAS 72-54-8).
***** Il valore della sommatoria deve far riferimento ai seguenti congeneri: 28, 52, 77, 81, 95, 99, 101, 105, 110, 114, 118, 123, 126, 128, 138, 146, 149, 151, 153, 156, 157, 167, 169, 170, 177, 180, 183,
187, 189.
- Per i pesticidi per cui sono stati definiti i valori soglia si
applicano tali valori in sostituzione dello standard di qualità
individuato alla tabella 2.
- Per i metalli il valore dello standard di qualità si riferisce alla concentrazione disciolta, cioè alla fase disciolta di un campione di acqua ottenuta per filtrazione con un filtro da 0,45 µm.
- Per tutti gli altri parametri il valore si riferisce alla
concentrazione totale nell'intero campione di acqua
2. Laddove elevati livelli di fondo di sostanze o ioni, o loro
indicatori, siano presenti per motivi idrogeologici naturali, tali
livelli di fondo nel pertinente corpo idrico sono presi in
considerazione nella determinazione dei valori soglia. Nel
determinare i livelli di fondo, è opportuno tenere presente i
seguenti principi:
a) la determinazione dei livelli di fondo dovrebbe essere basata sulla caratterizzazione di corpi idrici sotterranei in conformità dell'allegato 1 del decreto legislativo 16 marzo 2009, n. 30, e sui risultati del monitoraggio delle acque sotterranee, conformemente al presente allegato. La strategia di monitoraggio e l'interpretazione dei dati dovrebbero tenere conto del fatto che condizioni di flusso e
la chimica delle acque sotterranee presentano variazioni a livello
laterale e verticale;
b) in caso di dati di monitoraggio limitati, dovrebbero essere raccolti ulteriori dati. Nel contempo si dovrebbe procedere a una determinazione dei livelli di fondo basandosi su tali dati di monitoraggio limitati, se del caso mediante un approccio semplificato
che prevede l'uso di un sottoinsieme di campioni per i quali gli
indicatori non evidenziano nessuna influenza risultante
dall'attività umana. Se disponibili, dovrebbero essere tenute in
considerazione anche le informazioni sui trasferimenti e i processi geochimici;
c) in caso di dati di monitoraggio delle acque sotterranee insufficienti e di scarse informazioni in materia di trasferimenti e processi geochimici, dovrebbero essere raccolti ulteriori dati e informazioni. Nel contempo si dovrebbe procedere a una stima dei livelli di fondo, se del caso basandosi su risultati statistici di riferimento per il medesimo tipo di falda acquifera in altri settori per cui sussistono dati di monitoraggio sufficienti.»;
Al fine di fornire gli elementi utili alla valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei, sono rese disponibili le seguenti linee guida nazionali predisposte dagli istituti scientifici
nazionali di riferimento:
- una linea guida recante la procedura da seguire per il calcolo dei valori di fondo entro il 31 dicembre 2016.
- una linea guida sulla metodologia per la valutazione delle
tendenze ascendenti e d'inversione degli inquinanti nelle acque
sotterranee entro il 30 giugno 2017.
A.2.1 Applicazione degli standard di qualità ambientale e dei
valori soglia
1. La conformità del valore soglia e dello standard di qualità
ambientale deve essere calcolata attraverso la media dei risultati
del monitoraggio, riferita al ciclo specifico di monitoraggio,
ottenuti in ciascun punto del corpo idrico o gruppo di corpi idrici sotterranei.
2. Il risultato è sempre espresso indicando lo stesso numero di
decimali usato nella formulazione dello standard.
3. I metodi analitici da utilizzare per la determinazione dei vari analiti previsti nelle tabelle del presente Allegato fanno riferimento alle più avanzate tecniche di impiego generale. Tali metodi sono tratti da raccolte di metodi standardizzati pubblicati a livello nazionale o a livello internazionale e validati in accordo
con la norma UNI/ ISO/ EN 17025.
4. Per le sostanze inquinanti per cui allo stato attuale non esistono metodiche analitiche standardizzate a livello nazionale e internazionale si applicano le migliori tecniche disponibili a costi sostenibili riconosciute come appropriate dalla comunità analitica internazionale. I metodi utilizzati, basati su queste tecniche,
presentano prestazioni minime pari a quelle elencate nel punto 6 e
sono validati in accordo con la norma UNI/ ISO/EN 17025.
5. a) per le sostanze per cui non sono presenti metodi analitici normalizzati, in attesa che metodi analitici validati ai sensi della ISO 17025 siano resi disponibili da ISPRA, in collaborazione con
IRSA-CNR ed ISS, il monitoraggio sarà effettuato utilizzando le
migliori tecniche disponibili, sia da un punto di vista scientifico che economico.
b) I risultati delle attività di monitoraggio pregresse, per le
sostanze inquinanti di cui al punto 4, sono utilizzati a titolo
conoscitivo.
A.2.2 Aggiornamento piani di gestione
Nei piani di gestione dei bacini idrografici, riesaminati e riaggiornati in conformità all'art. 117 del decreto n. 152/06, sono inserite le seguenti informazioni sulle modalità di applicazione
della procedura illustrata nella parte A del presente allegato:
a) informazioni su ciascuno dei corpi idrici o gruppi di corpi
idrici sotterranei caratterizzati come a rischio:
- le dimensioni dei corpi idrici;
- ciascun inquinante o indicatore di inquinamento in base a cui
i corpi idrici sotterranei sono caratterizzati come a rischio;
- gli obiettivi di qualità ambientale a cui il rischio è
connesso, tra cui gli usi legittimi, reali o potenziali, del corpo
idrico e il rapporto tra i corpi idrici sotterranei e le acque
superficiali connesse e agli ecosistemi terrestri che ne dipendono
direttamente;
- nel caso di sostanze presenti naturalmente, i livelli di
fondo naturali nei corpi idrici sotterranei;
- informazioni sui superamenti se i valori soglia sono
oltrepassati;
b) i valori soglia, applicabili a livello nazionale, di distretto idrografico o della parte di distretto idrografico internazionale che rientra nel territorio nazionale, oppure a livello di corpo idrico o gruppo di corpi idrici sotterranei;
c) il rapporto tra i valori soglia e ciascuno dei seguenti
elementi:
- nel caso di sostanze presenti naturalmente, i livelli di
fondo;
- le acque superficiali connesse e gli ecosistemi terrestri che
ne dipendono direttamente;
- gli obiettivi di qualità ambientale e altre norme per la
protezione dell'acqua esistenti a livello nazionale, unionale o
internazionale;
- qualsiasi informazione pertinente in materia di tossicologia,
ecotossicologia, persistenza e potenziale di bioaccumulo nonchè
tendenza alla dispersione degli inquinanti;
d) la metodologia per determinare i livelli di fondo sulla base dei principi di cui alla parte A, punto 3;
e) le ragioni per cui non sono stati stabiliti valori soglia per gli inquinanti e gli indicatori identificati nella tabella 3 del
presente allegato.
f) elementi chiave della valutazione dello stato chimico delle acque sotterranee, compresi il livello, il metodo e il periodo di
aggregazione dei risultati di monitoraggio, la definizione
dell'entità del superamento considerata accettabile e il relativo
metodo di calcolo, conformemente all'art. 4,comma 2, lettera c),
punto 1), e al punto 3 dell'allegato 5 del decreto legislativo 16
marzo 2009, n. 30.
Qualora uno dei dati di cui alle lettere da a) a f), non sia incluso nei piani di gestione dei bacini idrografici, le motivazioni dell'esclusione sono inserite nei suddetti piani.
Parte B - Stato quantitativo
Nella Tabella 4 è riportata la definizione di buono stato
quantitativo delle acque sotterranee.
Tabella 4- Definizione di buono stato quantitativo
Elementi Stato buono
Livello Il livello/portata di acque sotterranee nel corpo
delle acque sotterraneo è tale che la media annua dell'estrazione sotterranee a lungo termine non esaurisca le risorse idriche
sotterranee disponibili.
Di conseguenza, il livello delle acque sotterranee non subisce alterazioni antropiche tali da:
-impedire il conseguimento degli obiettivi ecologici
specificati per le acque superficiali connesse;
-comportare un deterioramento significativo della
qualità di tali acque;
-recare danni significativi agli ecosistemi terrestri direttamente dipendenti dal corpo idrico sotterraneo.
Inoltre, alterazioni della direzione di flusso
risultanti da variazioni del livello possono
verificarsi, su base temporanea o permanente, in
un'area delimitata nello spazio; tali inversioni non
causano tuttavia l'intrusione di acqua salata o di
altro tipo nè imprimono alla direzione di flusso
alcuna
tendenza antropica duratura e chiaramente
identificabile che possa determinare siffatte
intrusioni.
Un importante elemento da prendere in considerazione al
fine della valutazione dello stato quantitativo è
inoltre, specialmente per i complessi idrogeologici
alluvionali, l'andamento nel tempo del livello
piezometrico. Qualora tale andamento, evidenziato ad
esempio con il metodo della regressione lineare, sia
positivo o stazionario, lo stato quantitativo del copro
idrico è definito buono. Ai fini dell'ottenimento di
un risultato omogeneo è bene che l'intervallo
temporale ed il numero di misure scelte per la
valutazione del trend siano confrontabili tra le
diverse aree. È evidente che un intervallo di
osservazione lungo permetterà di ottenere dei
risultati meno influenzati da variazioni
naturali tipo anni particolarmente siccitosi).
La media annua dell'estrazione a lungo termine di acque sotterranee è da ritenersi tale da non esaurirne le risorse idriche qualora non si delineino diminuzioni significative, ovvero trend negativi
significativi, delle medesime risorse.
Ai fini della valutazione della conformità a dette condizioni, è
necessario, nell'ambito della revisione dei piani di gestione e dei piani di tutela da pubblicare nel 2015, acquisire le informazioni
utili a valutare il bilancio idrico.
Monitoraggio dei corpi idrici sotterranei
Al fine di controllare lo stato quali-quantitativo di un corpo idrico, è necessario realizzare due specifiche reti di monitoraggio volte a rilevare:
a) per lo stato quantitativo, una stima affidabile dello stato di
tutti i corpi idrici o gruppo di corpi idrici sotterranei, compresa la stima delle risorse idriche sotterranee disponibili;
b) per lo stato chimico, una panoramica corretta e complessiva dello stato chimico delle acque sotterranee all'interno di ciascun bacino idrogeologico e tale da rilevare eventuali trend crescenti
dell'inquinamento antropico sul lungo periodo.
I programmi di monitoraggio delle acque sotterranee ricadenti
all'interno di ciascun bacino idrografico devono comprendere:
a) una rete per il monitoraggio quantitativo: al fine di integrare e validare la caratterizzazione e la definizione del rischio di non raggiungere l'obiettivo di buono stato quantitativo per tutti i corpi idrici o gruppi di corpi idrici, di cui alla Parte B dell'Allegato 1;
il principale obiettivo è, quindi, quello di facilitare la
valutazione dello stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei;
b) una rete per il monitoraggio chimico che si articola in:
1. una rete per il monitoraggio di sorveglianza: al fine di integrare e validare la caratterizzazione e la identificazione del rischio di non raggiungere l'obiettivo di buono stato chimico per tutti i corpi idrici o gruppi di corpi idrici, di cui alla Parte B dell'Allegato 1;
fornire informazioni utili a valutare le tendenze a lungo termine delle condizioni naturali e delle concentrazioni di inquinanti derivanti dall'attività antropica; indirizzare, in concomitanza con l'analisi delle pressioni e degli impatti, il monitoraggio operativo;
2. una rete per il monitoraggio operativo: al fine di stabilire lo stato di qualità di tutti i corpi idrici o gruppi di corpi idrici definiti a rischio; stabilire la presenza di significative e durature
tendenze ascendenti nella concentrazione di inquinanti.
Nei corpi idrici sotterranei destinati all'approvvigionamento idropotabile, in caso di particolari pressioni, sono considerati nel monitoraggio anche l'Escherichia Coli, come indicatore microbiologico, e le sostanza chimiche di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 "Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano".
Detti parametri sono monitorati almeno una volta prima ed una durante ciascun periodo di pianificazione della gestione del bacino idrografico. Con particolare riferimento all'Escherichia Coli, tale parametro non è utilizzato ai fini della classificazione dello stato di qualità dei corpi idrici, ma come indicatore per l'individuazione
delle misure da intraprendere. Inoltre, lo stesso parametro è
monitorato solo in assenza di adeguati controlli.
I risultati dei programmi di monitoraggio devono essere utilizzati
per:
a) stabilire lo stato chimico e quantitativo di tutti i corpi idrici sotterranei, inclusa una valutazione delle risorse idriche
sotterranee disponibili;
b) supportare l' ulteriore caratterizzazione dei corpi idrici
sotterranei;
c) validare la valutazione del rischio;
d) stimare la direzione e la portata delle acque sotterranee che
oltrepassano la frontiera tra Stati Membri;
e) assistere la progettazione dei programmi di misure;
f) valutare l'efficacia dei programmi di misure;
g) dimostrare la conformità con gli obiettivi delle aree protette
comprese le aree protette designate per l'estrazione di acque
destinate al consumo umano;
h) definire la qualità naturale delle acque sotterranee, incluse le tendenze naturali;
i) identificare le tendenze nella concentrazione di inquinanti di
origine antropica e la loro inversione.
Le Regioni assicurano che i programmi di monitoraggio dei corpi
idrici sotterranei siano basati su:
a) l'identificazione dei corpi idrici di cui all'Allegato 1, Parte A;
b) i risultati della caratterizzazione, compresa la valutazione del rischio, di cui all'Allegato 1, Parte B;
c) il modello concettuale di cui all'Allegato 1, Parte C.
I monitoraggi, da effettuarsi con modalità e frequenze stabilite nel presente Allegato, hanno valenza sessennale, al fine di contribuire alla revisione dei piani di gestione del bacino idrografico, all'interno di ciascun distretto, e dei piani di tutela delle acque.
Il primo periodo sessennale è 2010-2015. Resta fermo che i risultati del monitoraggio effettuato nel periodo 2008, ai sensi del decreto n.
152 del 2006, sono utilizzati per la predisposizione del primo piano di gestione da pubblicare entro il 22 dicembre 2009.
Caratteristiche dei siti per il monitoraggio chimico e per il
monitoraggio quantitativo
La selezione, l'ubicazione e l'appropriata densità di siti di
monitoraggio devono essere basate sul modello concettuale
caratteristiche idrogeologiche e pressioni) e possono essere
supportate dalle seguenti informazioni esistenti:
a) dati esistenti sulla qualità e/o quantità;
b) caratteristiche costruttive degli esistenti siti di monitoraggio e
regime delle estrazioni;
c) distribuzione spaziale dei siti esistenti in rapporto alle
dimensioni del corpo idrico sotterraneo;
d) considerazioni pratiche inerenti la facilità di accesso,
l'accesso a lungo termine e la sicurezza.
La selezione di appropriati tipi di siti di monitoraggio all'interno di una rete a livello di corpi idrici sotterranei deve essere basata sulla conoscenza degli obiettivi del monitoraggio, del tempo di percorrenza e/o dell'età delle acque sotterranee che nel sito di monitoraggio vengono campionati. Queste conoscenze possono essere migliorate con la datazione delle acque sotterranee, attraverso specifiche metodiche quali, ad esempio, Trizio e Carbonio-14. Le coppie isotopiche 18O/ 16O e 2 H/ 1H danno informazioni sul tasso di rinnovamento delle falde e permettono di distinguere gli acquiferi
confinati da quelli liberi; inoltre, permettono di identificare le
zone di ricarica in relazione ai dati isotopici dell'acqua piovana.
Le informazioni dettagliate sui siti devono essere disponibili e
revisionate periodicamente. Dette informazioni, riportate a livello indicativo nella successiva tabella 1, devono essere usate per
valutare l'adeguatezza del sito e costituiscono supporto per
l'individuazione dei programmi di monitoraggio pertinenti.
Tabella 1- Informazioni utili per un sito di monitoraggio
Fattore
Siti di monitoraggio chimico
Siti di monitoraggio quantitativo
Acquifero/i monitorato/i
E*
E
Ubicazione coordinate geografiche), nome del sito e codice di identificazione
E
E
Corpo idrico interessato dal sito
E
E
Finalità del sito di monitoraggio
E
E
Tipo di sito di monitoraggio pozzo in azienda agricola, pozzo industriale, sorgente, etc.)
E
E
Profondità e diametro/i dei pozzi
Descrizione della parte esterna del pozzo integrità del rivestimento, pendenza della zona limitrofa esterna al pozzo)
Profondità delle sezioni a griglia o aperte dei pozzi
Vulnerabilità o indicazione dello spessore e del tipo di sottosuolo in corrispondenza del sito di monitoraggio
Valutazione dell'area di ricarica inclusi l'uso del suolo, le pressioni e le potenziali fonti di pressioni puntuali, attraverso analisi di immagini satellitari e foto aeree)
Dettagli costruttivi
Quantitativi estratti o portata totale alle sorgenti)
Regime pompaggio descrizione qualitativa, per esempio intermittente, continuo, notturno etc.)
Abbassamento piezometrico livello dinamico)
Area di ricarica
Profondità di pompaggio
Livello idrico statico o di riposo
Livello di riferimento per le misurazioni e caposaldo topografico di riferimento
Fenomeni di risalite artesiane o di tracimazioni
Stratigrafia del pozzo
Proprietà dell'acquifero trasmissività, conduttività idraulica, etc.)
* E): informazioni essenziali. Per quanto riguarda le altre
informazioni non identificate come essenziali, se ne raccomanda la
raccolta.
Per la selezione dei siti del monitoraggio quantitativo si riportano le seguenti indicazioni:
a) nei siti di monitoraggio non si devono svolgere attività di pompaggio o possono essere svolte solo per periodi brevi e in tempi ben definiti, e comunque interrotto per tempi significativi, in modo tale che le misurazioni del livello idrico riflettano le condizioni naturali;
b) l'ubicazione dei siti deve essere al di fuori del raggio di
influenza idraulico della pressione pompaggio) così che le
variazioni quotidiane dovute al pompaggio non siano evidenziate nei dati di monitoraggio.
c) possono essere utilizzate sorgenti caratterizzate da una portata totale superiore a 1 litro/secondo.
Ove non vi siano alternative, i dati provenienti da siti che fungono da pozzi di estrazione continua possono essere ritenuti accettabili solo se vi siano opportune correlazioni tra il livello statico ed il livello dinamico.
Al fine di ottimizzare i monitoraggi previsti da specifiche disposizioni in relazione a differenti obiettivi, è raccomandato, ove possibile, procedere alla individuazione di siti comuni rappresentativi dei diversi obiettivi. Tale pratica costituisce il monitoraggio integrato che contribuisce significativamente ad un monitoraggio a basso rapporto costi/efficacia, combinando i requisiti del monitoraggio di cui all'art. 92, comma 5, del decreto n.152 del 2006, alle aree protette designate per l'estrazione di acque destinate al consumo umano, alla registrazione di prodotti per la protezione delle piante o biocidi, di cui al decreto n. 59 del 2005, e la conformità al presente decreto legislativo.
4.1 Raggruppamento dei corpi idrici
I corpi idrici sotterranei possono essere raggruppati ai fini del
monitoraggio garantendo che le informazioni ottenute forniscano una valutazione affidabile dello stato di ciascun corpo idrico
all'interno del gruppo e la conferma di ogni tendenza significativa ascendente della concentrazione di inquinanti.
Il raggruppamento non deve compromettere il raggiungimento degli
obiettivi ambientali e di monitoraggio di ciascun corpo idrico
componente il gruppo.
Il raggruppamento può avvenire purchè i corpi idrici siano
assimilabili in termini di:
a) caratteristiche dell'acquifero;
b) alterazione delle linee di flusso;
c) pressioni a cui il corpo idrico è sottoposto;
d) attendibilità della valutazione del rischio.
Se i corpi idrici sotterranei sono classificati come "non a rischio",
non è necessario che gli stessi siano adiacenti nè prevedere siti di monitoraggio per ogni corpo idrico appartenente allo stesso
raggruppamento. In quest'ultimo caso deve comunque essere garantito un monitoraggio complessivo sufficiente a rappresentarli.
Se i corpi idrici sotterranei sono classificati come "a rischio", il raggruppamento è possibile solo quando gli stessi sono adiacenti, fatta eccezione per i piccoli corpi idrici sotterranei simili o per i corpi idrici sotterranei ricadenti nelle isole di medie o piccole dimensioni. Per ciascun corpo idrico è raccomandato almeno un sito di monitoraggio. Per determinare la relazione tra i corpi idrici, comunque, il numero di siti di monitoraggio dipenderà dalle caratteristiche dell'acquifero, direzione di deflusso idrico, pressioni a cui il corpo idrico è sottoposto e attendibilità della valutazione del rischio.
Il monitoraggio operativo può essere rivolto ad uno o più corpi idrici componenti il gruppo, selezionati sulla base del modello concettuale, di cui alla Parte C dell'Allegato 1, per esempio il corpo o i corpi idrici più sensibili. Quest'ultimo criterio è finalizzato all'ottimizzazione del monitoraggio ambientale in termini
di rapporto costi/efficacia.
4.2 Monitoraggio dello stato chimico e valutazione delle tendenze
I programmi di monitoraggio delle acque sotterranee sono necessari per fornire un quadro conoscitivo completo e corretto dello stato
delle acque all'interno di ciascun bacino idrografico, per rilevare la presenza di tendenze ascendenti all'aumento delle concentrazioni di inquinanti nel lungo termine causate dall'impatto di attività
antropiche ed assicurare la conformità agli obiettivi delle aree
protette.
In base alla caratterizzazione ed alla valutazione dell'impatto svolti conformemente all'Allegato 1, le Regioni definiscono un programma di monitoraggio di sorveglianza per ciascun periodo cui si applica un piano di gestione del bacino idrografico. I risultati del programma del monitoraggio di sorveglianza sono utilizzati per elaborare un programma di monitoraggio operativo da applicare per il restante periodo coperto dal piano.
Il piano riporta le stime sul livello di attendibilità e precisione dei risultati ottenuti con i programmi di monitoraggio.
4.2.1 Monitoraggio di sorveglianza
Il monitoraggio di sorveglianza, da condurre durante ciascun ciclo di
gestione del bacino idrografico, va effettuato nei corpi idrici o
gruppi di corpi idrici sia a rischio sia non a rischio.
Il programma di monitoraggio di sorveglianza è inoltre utile per
definire le concentrazioni di fondo naturale e le caratteristiche
all'interno del corpo idrico.
Selezione dei parametri
Le Regioni devono obbligatoriamente monitorare i seguenti parametri di base:
- Tenore di ossigeno OD), qualora ci sia un'interazione con le acque
superficiali;
- pH;
- Conduttività elettrica CE);
- Nitrati;
- Ione ammonio.
Qualora sia appropriato, tra i parametri da monitorare devono essere inclusi la temperatura ed un set di ioni diffusi ed in traccia ed
indicatori selezionati.
L'elenco dei parametri di base deve anche includere ulteriori
parametri inorganici specifici della struttura geologica locale per l'acquisizione di informazioni sullo stato qualitativo del fondo
naturale, per poter verificare l'efficacia del modello concettuale, del piano di monitoraggio, del campionamento e dei risultati
analitici.
In aggiunta ai parametri di base, le Regioni, sulla base di una dettagliata analisi delle pressioni, selezionano tra le sostanze riportate di seguito quelle potenzialmente immesse nel corpo idrico sotterraneo. In assenza di detta analisi tutte le sostanze di seguito
riportate devono essere monitorate.
Inquinanti di origine naturale
* Arsenico
* Cadmio
* Piombo
* Mercurio
* Cloruri
* Solfati
Inquinanti di sintesi
* Tricloroetilene
* Tetracloroetilene
Inoltre è necessario monitorare obbligatoriamente quelle sostanze indicative di rischio e di impatto sulle acque sotterranee ascrivibili alle pressioni definite nella fase di caratterizzazione, tenendo in considerazione la lista dei contaminanti definita nelle tabelle 2 e 3, Parte A, dell'Allegato 3. In questa fase di selezione risulta fondamentale utilizzare il modello concettuale che consente, tra l'altro, di identificare qualunque pressione che vada ad
influenzare ciascun sito di campionamento.
Per i corpi idrici che, in base alla caratterizzazione, si ritiene rischino di non raggiungere lo stato buono, il monitoraggio riguarda anche i parametri indicativi dell'impatto delle pressioni
determinanti il rischio.
Sono monitorati, se necessario, anche parametri addizionali quali, ad
esempio, la torbidità ed il potenziale redox Eh).
In corrispondenza di tutti i siti è raccomandato il controllo del livello piezometrico o della portata al fine di descrivere "lo stato fisico del sito" come supporto per interpretare le variazioni
stagionali) o le tendenze nella composizione chimica delle acque
sotterranee.
I corpi idrici transfrontalieri sono controllati rispetto ai
parametri utili per tutelare tutti gli usi legittimi cui sono
destinate le acque sotterranee.
Selezione dei siti
Il processo di selezione dei siti di monitoraggio è basato su tre
fattori principali:
a) il modello concettuale o i modelli concettuali), compresa la valutazione delle caratteristiche idrologiche, idrogeologiche e idrochimiche del corpo idrico sotterraneo, quali i tempi di percorrenza, la distribuzione dei diversi tipi di uso del suolo esempi: insediamenti, industria, foresta, pascolo/agricoltura), alterazione delle linee di flusso, sensibilità del recettore e dati di qualità esistenti;
b) la valutazione del rischio e grado di confidenza nella
valutazione, compresa la distribuzione delle pressioni principali;
c) considerazioni pratiche relative all'adeguatezza dei singoli siti di campionamento. I siti devono essere facilmente accessibili a breve
e a lungo termine e sicuri.
Una rete efficace di monitoraggio deve essere in grado di monitorare impatti potenziali delle pressioni identificate e l'evoluzione della qualità delle acque sotterranee lungo le linee di flusso all'interno
del corpo idrico.
Nel caso in cui i rischi riguardino alcuni recettori specifici come ad esempio alcuni ecosistemi particolari, devono essere previsti siti addizionali di campionamento nelle aree adiacenti a questi recettori specifici ad esempio, corpi idrici superficiali ad elevata
biodiversità).
I principi fondamentali da seguire ai fini dell'identificazione dei siti, che comunque non può prescindere da una analisi caso per caso,
sono:
a) siti adatti: la selezione deve essere basata sul modello concettuale regionale dei corpi idrici o dei gruppi di corpi idrici sotterranei) e su una revisione dei siti di monitoraggio esistenti e candidati sul modello concettuale locale. Estese aree di estrazione e sorgenti possono fornire adeguati siti di campionamento, poichè prelevano acqua da una grande area e volume dell'acquifero particolarmente in sistemi omogenei. Le sorgenti sono particolarmente raccomandate in acquiferi in cui predominano fratture carsiche o superficiali. Comunque, una rete rappresentativa di monitoraggio deve
idealmente basarsi su un mix bilanciato di diversi tipi di siti di
monitoraggio. In alcuni sistemi idrogeologici in cui l'acqua
sotterranea contribuisce in maniera significativa al flusso di base di un corso d'acqua, il campionamento dell'acqua superficiale può
fornire campioni rappresentativi dell'acqua sotterranea;
b) rappresentatività: nei sistemi acquiferi caratterizzati da fenomeni di stratificazione, la collocazione dei siti di monitoraggio deve ricadere su quelle parti del corpo idrico che sono più suscettibili all'inquinamento. In genere tali parti sono quelle superiori. Per avere una valutazione rappresentativa della distribuzione dei contaminanti in tutto il corpo idrico, può essere necessario prevedere ulteriori punti di monitoraggio;
c) corpi a rischio: i siti di monitoraggio di sorveglianza servono a fornire la base per il monitoraggio operativo, ossia, a partire dai risultati la rete può essere adattata di conseguenza. Per i
programmi di sorveglianza ed operativo possono essere usati gli
stessi siti;
d) corpi non a rischio dove la confidenza per la valutazione del rischio è bassa: il numero dei siti di monitoraggio deve essere sufficiente a rappresentare il range delle pressioni e delle condizioni del percorso dell'inquinante nei corpi idrici sotterranei o gruppi di corpi idrici sotterranei) con lo scopo di fornire dati sufficienti ad integrare la valutazione di rischio. L'ubicazione dei siti di campionamento può dunque ricadere sulla aree più
suscettibili del corpo idrico per ciascuna combinazione
pressione/percorso. Si raccomanda un minimo di 3 punti di
campionamento in un corpo idrico sotterraneo o gruppo di corpi
idrici;
e) gruppi di corpi idrici sotterranei in cui le pressioni sono limitate basse o assenti): nei gruppi di corpi idrici sotterranei definiti non a rischio e per i quali la confidenza nella valutazione del rischio è elevata, i siti di campionamento sono necessari in
primo luogo per valutare le concentrazioni di fondo naturale e le
tendenze naturali.
Frequenza di monitoraggio
Il monitoraggio di sorveglianza deve essere effettuato durante ogni periodo di pianificazione della gestione di un bacino idrografico e non può superare la periodicità dei 6 anni prevista per la
revisione e l'aggiornamento dei Piani di gestione dei bacini
idrografici; le Regioni ne possono aumentare la frequenza in
relazione ad esigenze territoriali.
La scelta di un'appropriata frequenza di monitoraggio di sorveglianza
è generalmente basata sul modello concettuale e sui dati di
monitoraggio delle acque sotterranee esistenti.
Laddove vi sia una adeguata conoscenza del sistema delle acque sotterranee e sia già stato istituito un programma di monitoraggio a
lungo termine, questo deve essere utilizzato per determinare
un'appropriata frequenza del monitoraggio di sorveglianza.
Qualora le conoscenze siano inadeguate e i dati non disponibili, la tabella 2 indica le frequenze minime di monitoraggio di sorveglianza che possono essere adottate per differenti tipi di acquiferi.
Tabella 2 - frequenze minime del monitoraggio di sorveglianza
Parte di provvedimento in formato grafico
Al fine di definire un programma corretto delle frequenze di
monitoraggio è necessario considerare anche quanto di seguito
riportato.
Di grande importanza sono i cambiamenti nell'andamento temporale
della concentrazione degli inquinanti che influenza la frequenza di monitoraggio selezionata così come l'accresciuta conoscenza del
modello concettuale.
In generale, i corpi sotterranei di prima falda sono piuttosto
dinamici nelle variazioni qualitative e quantitative delle acque.
Quando si verifica tale variabilità, la frequenza di monitoraggio
deve essere selezionata in modo tale da caratterizzare in maniera
adeguata la stessa variabilità.
Nei sistemi di corpi idrici sotterranei meno dinamici due campionamenti per anno possono, inizialmente, essere sufficienti per il monitoraggio di sorveglianza. Se questo monitoraggio non mostra significative variazioni in un ciclo di pianificazione di bacino idrografico 6 anni, può essere opportuna una successiva riduzione
della frequenza di campionamento.
A causa dei probabili cambiamenti temporali nell'andamento della
concentrazione di inquinanti, specialmente nei sistemi con flusso
sotterraneo piuttosto dinamico, i campionamenti nei siti di
monitoraggio devono essere eseguiti ad uguali intervalli temporali.
Questo garantisce risultati di monitoraggio comparabili e
un'appropriata valutazione delle tendenze.
Sulla base dei risultati del monitoraggio di sorveglianza acquisiti, le frequenze devono essere riviste regolarmente ed adeguate di
conseguenza al fine di assicurare la qualità delle informazioni.
4.2.2 Monitoraggio operativo
Il monitoraggio operativo è richiesto solo per i corpi idrici a
rischio di non raggiungere gli obiettivi di qualità ambientale.
Deve essere effettuato tutti gli anni nei periodi intermedi tra due monitoraggi di sorveglianza a una frequenza sufficiente a rilevare
gli impatti delle pressioni e, comunque, almeno una volta all'anno.
Deve essere finalizzato principalmente a valutare i rischi specifici che determinano il non raggiungimento degli obiettivi.
Nella progettazione di un programma di monitoraggio operativo, la confidenza richiesta nei risultati di monitoraggio deve essere definita. Tale confidenza nei monitoraggi operativi dipende dalla variabilità delle sorgenti di impatto, dalle caratteristiche dell'acquifero o delle acque sotterranee in questione, così come dai
rischi in caso di errore. In teoria l'incertezza derivante dal
processo di monitoraggio non deve aggiungersi significativamente
all'incertezza nel controllo del rischio.
L'accettabilità di non individuare un nuovo rischio o di non controllarne uno conosciuto deve essere stabilita, usata per fissare gli obiettivi di variabilità delle proprietà in questione e usata per il controllo della qualità del monitoraggio rispetto alla
variabilità dei dati.
Selezione dei parametri
Nella maggior parte dei casi sia i parametri di base, sia parametri selezionati sono richiesti in ogni stazione di monitoraggio.
Il processo di selezione di tali parametri è basato su:
a) caratterizzazione e modello/i concettuale/i inclusa una valutazione della suscettibilità del percorso delle acque sotterranee, sensibilità del recettore, il tempo necessario perchè ciascun programma di misure sia efficace e la capacità di discernere
tra gli effetti delle varie misure;
b) valutazione del rischio e livello di confidenza nella valutazione;
inclusa la distribuzione delle pressioni principali identificate nel processo di caratterizzazione che possono determinare lo "stato
scarso" del corpo idrico;
c) considerazioni pratiche relative alla idoneità dei singoli siti di monitoraggio.
Selezione dei siti
Nel selezionare i siti di monitoraggio operativo la priorità nella ubicazione degli stessi deve essere basata su:
a) disponibilità di siti idonei esistenti ad esempio siti impiegati
nei monitoraggi di sorveglianza) che forniscano campioni
rappresentativi;
b) potenzialità nel supportare differenti programmi di monitoraggio per es. determinate sorgenti possono fungere da siti di monitoraggio per la qualità e la quantità delle acque sotterranee e per le acque
superficiali);
c) potenzialità per monitoraggi integrati-multiobiettivo ad esempio combinando i requisiti del monitoraggio di cui all'articolo 92, comma
5, del decreto n.152 del 2006, del monitoraggio di cui alle aree
protette designate per l'estrazione di acque destinate al consumo
umano, del monitoraggio connesso alla registrazione di prodotti per la protezione delle piante o biocidi, del monitoraggio ai sensi del decreto n.59 del 2005, e la conformità al presente decreto;
d) potenziali collegamenti con siti di monitoraggio delle acque
superficiali esistenti o pianificati.
Qualora il rischio coinvolga ecosistemi significativi di corpi idrici superficiali connessi alle acque sotterranee, la Regione può prevedere siti di campionamento addizionali da ubicare in aree prossime ai corpi idrici superficiali. Detto monitoraggio suppletivo può includere il controllo delle parti più superficiali dell'acquifero ed eventualmente delle acque che drenano dai suoli, per esempio tramite campionatori multilivello, lisimetri e prove di drenaggio in situ. I dati ottenuti, oltre che contribuire a valutare lo stato e le tendenze, possono anche aiutare a distinguere gli impatti dei differenti tipi di pressioni, valutare l'estensione spaziale degli impatti e determinare il destino dei contaminanti e il
trasporto tra la sorgente e il recettore.
Nel caso in cui i rischi e le pressioni riguardino le stesse acque sotterranee, per esempio pressioni diffuse, i siti di campionamento devono essere maggiormente distribuiti lungo il corpo idrico, e
devono essere rivolti alle differenti pressioni e alla loro
distribuzione all'interno del corpo idrico sotterraneo. Nell'ambito di tale monitoraggio è importante tenere conto della combinazione
tra le pressioni più rappresentative e la sensibilità delle acque sotterranee.
Frequenza di monitoraggio
La selezione della frequenza nell'ambito di ogni anno di monitoraggio è generalmente basata sul modello concettuale e, in particolare, sulle caratteristiche dell'acquifero e sulla sua suscettibilità alle
pressioni inquinanti.
La tabella 3 individua frequenze minime di monitoraggio operativo per
differenti tipologie di acquifero dove il modello concettuale è
limitato e i dati esistenti non sono disponibili.
Se, invece, vi è una buona conoscenza della qualità delle acque
sotterranee e del comportamento del sistema idrogeologico, possono
essere adottate frequenze ridotte di monitoraggio, comunque non
inferiori ad una volta l'anno.
La frequenza e la tempistica del campionamento in ogni sito di
monitoraggio deve, inoltre, considerare i seguenti criteri:
a) i requisiti per la valutazione della tendenza;
b) l'ubicazione del sito di campionamento rispetto alla pressione a monte, direttamente al disotto, o a valle). Infatti le ubicazioni
direttamente al disotto di una pressione possono richiedere
monitoraggi più frequenti;
c) il livello di confidenza nella valutazione del rischio e i
cambiamenti della stessa valutazione nel tempo;
d) le fluttuazioni a breve termine nella concentrazione degli inquinanti, per esempio effetti stagionali. Laddove sia probabile riscontrare effetti stagionali e altri effetti a breve termine, è essenziale che le frequenze di campionamento e le tempistiche siano adattate incrementate) di conseguenza e che il campionamento abbia luogo nello stesso momento ogni anno, o nelle stesse condizioni, per rendere comparabili i dati per la valutazione delle tendenze, per
accurate caratterizzazioni e per la valutazione degli stati di
qualità;
e) la tipologia di gestione dell'uso del suolo, per esempio periodo di applicazione di nitrati o pesticidi. Questo è importante
specialmente per i sistemi a rapido scorrimento come gli acquiferi
carsici e/o i corpi idrici sotterranei di prima falda.
Il campionamento per il monitoraggio operativo deve continuare finchè il corpo idrico sotterraneo è considerato, con adeguata confidenza, non più nello stato scarso o a rischio di essere in uno stato scarso e ci sono adeguati dati che dimostrano un'inversione
delle tendenze.
Tabella 3- Frequenze minime del monitoraggio operativo nell'ambito di
ciascun anno
Parte di provvedimento in formato grafico
4.3 Monitoraggio dello stato quantitativo
La rete di monitoraggio dello stato quantitativo delle acque
sotterranee è progettata in modo da fornire una stima affidabile
dello stato quantitativo di tutti i corpi idrici o gruppi di corpi
idrici sotterranei, compresa la stima delle risorse idriche
sotterranee disponibili. Le Regioni inseriscono nei piani di tutela una o più mappe che riportano detta rete.
Il Monitoraggio dello stato quantitativo ha l'obiettivo di integrare e confermare la validità della caratterizzazione e della procedura di valutazione di rischio, determinare lo stato quantitativo del corpo idrico sotterraneo, supportare la valutazione dello stato chimico, l'analisi delle tendenze e la progettazione e la valutazione
dei programmi di misure.
Come per le altre reti di monitoraggio, la progettazione della rete per il monitoraggio quantitativo deve essere basata sul modello
concettuale del sistema idrico sotterraneo e sulle pressioni.
Gli elementi chiave del modello concettuale quantitativo sono:
a) la valutazione della ricarica e del bilancio idrico predisposto secondo le linee guida di cui all'Allegato 1 al decreto ministeriale del 28 luglio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15
novembre 2004, n. 268;
b) le valutazioni esistenti del livello dell'acqua sotterranea o
della portata ed informazioni pertinenti sui rischi per le acque
superficiali e gli ecosistemi terrestri che dipendono dalle acque
sotterranee;
c) il grado di interazione tra acque sotterranee e relativi
ecosistemi terrestri e superficiali dove questa interazione è
importante e potrebbe potenzialmente determinare un'influenza
negativa sullo stato di qualità del corpo idrico superficiale.
Lo sviluppo di una rete di monitoraggio quantitativo può essere
iterativo; i dati raccolti dai nuovi siti di monitoraggio possono
essere usati per migliorare e perfezionare il modello concettuale,
usato per collocare ogni sito di monitoraggio, sull'intero corpo
idrico sotterraneo, e la gestione del programma di monitoraggio
quantitativo.
L'implementazione di un modello numerico delle acque sotterranee o di un modello idrologico che integri le acque superficiali e sotterranee sono utili strumenti per compilare ed interpretare i dati del monitoraggio quantitativo ed identificare le risorse e gli ecosistemi a rischio. Inoltre, le stime di incertezza che si possono ottenere con un modello numerico possono essere d'aiuto per identificare parti
del corpo idrico sotterraneo che necessitano dell'integrazione di
siti per meglio descrivere la quantità e la portata delle acque
sotterranee.
Selezione dei parametri
Per la valutazione dello stato quantitativo delle acque sotterranee sono raccomandati almeno i seguenti parametri:
a) livelli delle acque sotterranee nei pozzi o nei piezometri;
b) portata delle sorgenti;
c) caratteristiche del flusso e/o livelli idrici dei corsi d'acqua superficiali durante i periodi di siccità ad es. quando il contributo delle piogge al flusso delle acque superficiali può essere trascurato e la portata del fiume è mantenuta sostanzialmente
dall'acqua sotterranea);
d) livelli idrici delle zone umide e dei laghi che dipendono
significativamente dalle acque sotterranee.
La selezione dei siti di monitoraggio e dei parametri deve essere
basata su un solido modello concettuale del corpo idrico che deve
essere monitorato.
Un monitoraggio addizionale per supportare la caratterizzazione e la classificazione delle acque sotterranee tiene conto almeno di:
a) parametri chimici e indicatori per esempio temperatura, conduttività, etc.) per monitorare l'intrusione salina o di altra natura. Qualora venga utilizzato un unico sito di monitoraggio sia per la valutazione dello stato chimico sia per la valutazione dello stato quantitativo e i controlli avvengano contemporaneamente, i dati per il controllo dei parametri chimici addizionali sono utilizzati per le finalità sopra riportate. Per gli acquiferi delle isole può essere appropriato monitorare le zone di transizione tra acqua dolce ed acqua marina;
b) piovosità e altri componenti richiesti per calcolare
l'evapotraspirazione per il calcolo della ricarica delle acque
sotterranee);
c) monitoraggio ecologico degli ecosistemi terrestri connessi alle
acque sotterranee inclusi gli indicatori ecologici);
d) estrazione di acque sotterranee.
I requisiti specifici per i dati di monitoraggio di supporto, che integrano le conoscenze ottenute dal monitoraggio del livello delle acque sotterranee, sono fortemente determinati dagli strumenti o dai metodi adoperati per supportare la valutazione del rischio o dello
stato e della confidenza richiesta in queste valutazioni.
La chiave per la selezione dei parametri dipende da quanto quel parametro sia rappresentativo dello scenario idrogeologico monitorato
e della sua importanza nel determinare il rischio o lo stato del
corpo idrico.
In alcuni scenari idrogeologici particolarmente complessi, limitare il monitoraggio al solo livello delle acque sotterranee nei piezometri può essere inappropriato per le finalità del presente decreto e in alcuni casi altamente fuorviante. In queste circostanze le caratteristiche del flusso dei corsi d'acqua o delle sorgenti
connesse può fornire dati migliori con i quali intraprendere una
valutazione.
Ciò è maggiormente probabile nei casi di bassa permeabilità o di acquiferi fratturati. Ci sono casi in cui il livello dell'acqua rimane più o meno stabile, ma si verificano fenomeni di intrusione di acqua proveniente da altri acquiferi o da corpi idrici
superficiali o dal mare. Specifiche condizioni devono essere
considerate nel caso dei copri idrici sotterranei delle isole. Se
c'è il rischio di intrusione, allora specifici indicatori della
qualità delle acque andranno monitorati per esempio la
conduttività elettrica e la temperatura dell'acqua.
Densità dei siti di monitoraggio
La rete per il monitoraggio quantitativo deve essere progettata
prevedendo un numero di pozzi tale da consentire il controllo su
eventuali variazioni dello stato quantitativo del corpo idrico
sotterraneo.
La rete si articola in sufficienti siti di monitoraggio
rappresentativi per stimare il livello delle acque sotterranee di
ciascun corpo idrico o gruppi di corpi idrici, tenuto conto delle
variazioni del ravvenamento a breve e a lungo termine ed in
particolare:
a) per i corpi idrici sotterranei che si ritiene rischino di non conseguire gli obiettivi ambientali, bisogna assicurare una densità dei punti di monitoraggio sufficiente a valutare l'impatto delle estrazioni e degli scarichi sulle variazioni dello stato quantitativo
delle acque sotterranee;
b) per i corpi idrici sotterranei le cui acque fluiscono attraverso la frontiera tra l'Italia ed altri Paesi, è necessario designare
sufficienti punti di monitoraggio per stimare la direzione e la
portata delle acque sotterranee attraverso la frontiera.
Il monitoraggio quantitativo può essere richiesto su due differenti piani.
In primo luogo, se possibile, bisogna valutare i livelli e i flussi delle acque lungo un corpo idrico sotterraneo. Questi possono essere correlati alla valutazione del bilancio idrico dell'intero corpo idrico sotterraneo predisposto secondo le linee guida di cui all'Allegato 1 al decreto ministeriale del 28 luglio 2004, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 15 novembre 2004, n. 268.
In secondo luogo, può essere necessario un monitoraggio "locale" più mirato sui flussi e sui livelli riferiti ai corpi recettori pertinenti che sono localmente alimentati dalle acque sotterranee, ad es. corpi idrici superficiali fiumi, laghi ed estuari) ed ecosistemi terrestri dipendenti dalle acque sotterranee. Quest'ultimo monitoraggio può includere informazioni integrative sulla salinità con riferimento alle intrusioni saline) o informazioni integrative derivanti dal monitoraggio ecologico svolto ai sensi della normativa nazionale e comunitaria vigente come prova dell'impatto sugli
ecosistemi dovuti all'estrazione di acqua sotterranea).
Nei corpi idrici o gruppi di corpi idrici classificati "non a rischio" il monitoraggio quantitativo può essere ridotto. Infatti, non è necessario svolgere il monitoraggio su ogni corpo idrico all'interno di un gruppo di corpi idrici, a patto che tutti i corpi idrici del gruppo siano comparabili dal punto di vista idrogeologico.
Nei corpi idrici o gruppi di corpi idrici classificati "a rischio" la
distribuzione dei siti di monitoraggio deve essere sufficiente per
capire le condizioni idrogeologiche relative ai recettori
identificati come a rischio e alla loro importanza.
La densità del monitoraggio deve essere sufficiente per assicurare un'appropriata valutazione degli impatti sul livello delle acque
sotterranee causati dalle estrazioni.
Per quei corpi idrici sotterranei che attraversano la frontiera tra l'Italia ed uno o più Stati Membri, il numero di siti di
campionamento deve essere sufficiente per stimare la direzione e la portata delle acque sotterranee attraverso il confine.
Frequenza di monitoraggio
La frequenza dei rilevamenti deve essere sufficiente a permettere di stimare lo stato quantitativo di ciascun corpo idrico o gruppo di
corpi idrici sotterranei, tenuto conto delle variazioni del
ravvenamento a breve e lungo termine. In particolare:
a) per i corpi idrici sotterranei che si ritiene rischino di non conseguire gli obiettivi ambientali, è fissata una frequenza delle misurazioni sufficiente a valutare l'impatto delle estrazioni e degli
scarichi sul livello delle acque sotterranee;
b) per i corpi idrici sotterranei le cui acque fluiscono attraverso la frontiera tra l'Italia ed altri Paesi, è fissata una frequenza
delle misurazioni sufficiente a stimare la direzione e la portata
delle acque sotterranee attraverso la frontiera.
La frequenza dei monitoraggi si stabilisce sulla base dei dati necessari per determinare rischio e stato dei corpi idrici e, laddove
necessario, per supportare la progettazione e valutazione dei
programmi di misure.
La frequenza di monitoraggio dipende principalmente dalle caratteristiche di un corpo idrico e dal sito di monitoraggio. I siti con una significativa variabilità annuale devono essere monitorati più frequentemente rispetto a siti con minore variabilità. In generale un monitoraggio trimestrale sarà sufficiente per il monitoraggio quantitativo dove la variabilità è bassa, ma un monitoraggio giornaliero è preferito, in particolare quando si misurano le portate. La frequenza deve essere rivista quando migliora
la comprensione della risposta e del comportamento dell'acquifero e in relazione all'importanza di ciascun cambiamento delle pressioni
sul corpo idrico sotterraneo. Questo assicura che sia mantenuto un
programma caratterizzato da un basso rapporto costi/efficacia.
4.4 Controlli di qualità
Per il campionamento e l'analisi devono essere stabilite procedure appropriate per il controllo di qualità; tali misure sono necessarie
per ridurre al minimo le incertezze.
Gli elementi minimi che devono essere presi in considerazione nei
controlli di qualità sono:
a) identificazione e registrazione dei campioni;
b) metodi di campionamento, pianificazione del campionamento e report
per esercizi di campo;
c) trasporto e magazzinaggio del campione;
d) validazione dei metodi analitici;
e) procedure per le misure analitiche;
f) controlli di qualità interni dei metodi;
g) partecipazione in schemi esterni per i controlli di qualità
intercalibrazione);
h) elaborazione dei risultati;
i) tracciabilità dei documenti e delle misure.
Per i laboratori di analisi l'accreditamento deve avvenire ai sensi della ISO 17025.
4.5 Protocollo per il campionamento-ISO raccomandate
Un appropriato piano di campionamento deve includere la selezione dei siti di campionamento, la frequenza e la durata del campionamento, le
procedure di campionamento, il trattamento dei campioni e l'analisi dei campioni.
Le procedure di campionamento e di trattamento del campione dovranno riferirsi a linee guida e/o standard internazionali incluse parti
rilevanti della norma ISO 5667 nello stato di ultima revisione.
Allo stato attuale le parti della norma ISO 5667 utili per il
monitoraggio delle acque sotterranee sono le seguenti:
La norma ISO 5667-1: 2006 fornisce i principi per una corretta
progettazione del campionamento negli ambienti acquatici.
La norma ISO 5667-3: 2003 fornisce indicazioni riguardo alla preparazione, stabilizzazione, trasporto e conservazione dei campioni
di acqua.
La norma ISO 5667-11: 1993 fornisce i principi a) per la
progettazione dei programmi di campionamento, b) le tecniche di
campionamento, c) la manipolazione dei campioni e d) il sistema di
identificazione del campione e le procedure di registrazione e
tracciabilità delle acque sotterranee;
La norma ISO 5667-18: 2001 fornisce dei principi per i metodi di
campionamento delle acque sotterranee nei siti contaminati.
La norma ISO 5667-14: 1993 fornisce linee guida per il controllo di qualità delle operazioni di campionamento e trattamento del
campione.
APPENDICE
SEZIONE A
Tabella 1a. Elenco dei tipi fluviali presenti in Italia
settentrionale e inclusi nel sistema MacrOper
In molti casi, cioè quando siano disponibili valori di riferimento distinti per le aree di pool, riffle o riferiti ad una raccolta proporzionale generica di invertebrati bentonici, il tipo è
riportato in più righe. Ciò è stato ritenuto utile per rendere
più agevole associare i valori riportati in Tabella 1b ai tipi
fluviali qui elencati. La prima colonna 'ord') rappresenta
l'elemento di unione tra le tre tabelle e consente di associare un
tipo fluviale in una determinata area regionale tra le tre tabelle.
Parte di provvedimento in formato grafico
Tabella 1b. Valori di riferimento per le metriche componenti e per lo
STAR ICMi nei tipi fluviali dell'Italia settentrionale inclusi nel
sistema MacrOper
In tabella vengono anche indicati i limiti di classe. I valori sono riportati, quando disponibili, in funzione di dove si effettui la
raccolta dei macroinvertebrati: per aree di pool, riffle o
campionamento generico.
Parte di provvedimento in formato grafico
Tabella 2a. Elenco dei tipi fluviali presenti in Italia centrale e
inclusi nel sistema MacrOper
In molti casi, cioè quando siano disponibili valori di riferimento distinti per le aree di pool, riffle o riferiti ad una raccolta proporzionale generica di invertebrati bentonici, il tipo è
riportato in più righe. Ciò è stato ritenuto utile per rendere
più agevole associare i valori riportati in Tabella 2b ai tipi
fluviali qui elencati. La prima colonna 'ord') rappresenta
l'elemento di unione tra le due tabelle e consente di associare un
tipo fluviale in una determinata area regionale tra le due tabelle.
Parte di provvedimento in formato grafico
Tabella 2b. Valori di riferimento per le metriche componenti e per lo STAR ICMi nei tipi fluviali dell'Italia centrale inclusi nel sistema MacrOper
In tabella vengono anche indicati i limiti di classe. I valori sono riportati in funzione di dove si effettui la raccolta dei macroinvertebrati: per aree di pool, riffle o campionamento generico.
Parte di provvedimento in formato grafico
Tabella 3a. Elenco dei tipi fluviali presenti in Italia meridionale e
inclusi nel sistema MacrOper
In molti casi, cioè quando siano disponibili valori di riferimento distinti per le aree di pool, riffle o riferiti ad una raccolta proporzionale generica di invertebrati bentonici, il tipo è riportato in più righe. Ciò è stato ritenuto utile per rendere più agevole associare i valori riportati nella successiva tabella 3b
ai tipi fluviali qui elencati. La prima colonna 'ord') rappresenta l'elemento di unione tra le due tabelle e consente di associare un
tipo fluviale in una determinata area regionale tra le due tabelle.
Parte di provvedimento in formato grafico
Tabella 3b. Valori di riferimento per le metriche componenti e per lo
STAR ICMi nei tipi fluviali dell'Italia meridionale inclusi nel
sistema MacrOper
In tabella vengono anche indicati i limiti di classe. I valori sono riportati in funzione di dove si effettui la raccolta dei macroinvertebrati: per aree di pool, riffle o campionamento generico qualora il campione sia disponibile da diversi mesohabitat.
Parte di provvedimento in formato grafico
Tabella 4. Valori di riferimento per le metriche componenti lo STAR ICMi, per lo STAR ICMi e per l'indice MTS nei fiumi molto grandi e/o non accessibili
Tabella 5. Valori di riferimento per le metriche componenti e per lo STAR ICMi
I valori sono organizzati per macrotipi fluviali, validi per i tipi fluviali non inclusi nelle tabelle di dettaglio relative a Italia settentrionale, centrale e meridionale. Tali valori sono validi per i 2 anni successivi all'emanazione del decreto classificazione, qualora nel frattempo non si rendessero disponibili dati di dettaglio per i singoli tipi fluviali. In tabella vengono anche indicati i limiti di classe. I valori sono riportati in funzione di dove si effettui la
raccolta dei macroinvertebrati: per aree di pool, riffle o
campionamento generico.
Parte di provvedimento in formato grafico
SEZIONE B
Tabella 1. Comunità ittiche attese nelle 9 zone
zoogeografico-ecologiche fluviali principali.
ZONE ZOOGEOGRAFICO-ECOLOGICHE FLUVIALI PRINCIPALI
Comunità ittiche attese
ZONA DEI SALMONIDI DELLA REGIONE PADANA
Salmo trutta) trutta ceppo mediterraneo), Salmo trutta) Marmoratus, Thymallus thymallus, Phoxinus phoxinus, Cottus gobio.
ZONA DEI CIPRINIDI A DEPOSIZIONE LITOFILA DELLA REGIONE PADANA
Leuciscus cephalus, Leuciscus souffia muticellus, Phoxinus phoxinus, Chondrostoma genei, Gobio gobio, Barbus plebejus, Barbus meridionalis caninus, Lampetra zanandreai, Anguilla anguilla, Salmo trutta) marmoratus, Sabanejewia larvata, Cobitis taenia bilineata, Barbatula barbatula limitatamente alle acque del Trentino-Alto Adige e del Friuli- Venezia Giulia), Padogobius martensii, Knipowitschia punctatissima limitatamente agli ambienti di risorgiva, dalla Lombardia al Friuli Venezia Giulia)
ZONA DEI CIPRINIDI A DEPOSIZIONE FITOFILA DELLA REGIONE PADANA
Rutilus erythrophthalmus, Rutilus pigus, Chondrostoma soetta, Tinca tinca, Scardinius erythrophthalmus, Alburnus alburnus alborella, Leuciscus cephalus, Cyprinus carpio, Petromyzon marinus stadi giovanili), Acipenser naccarii almeno stadi giovanili), Anguilla anguilla, Alosa fallax stadi giovanili), Cobitis taenia bilineata, Esox lucius, Perca fluviatilis, Gasterosteus aculeatus, Syngnathus abaster.
ZONA DEI SALMONIDI DELLA REGIONE ITALICO-PENINSULARE
Salmo trutta) trutta ceppo mediterraneo, limitatamente all'Appennino settentrionale), Salmo trutta) macrostigma limitatamente al versante tirrenico di Lazio, Campania, Basilicata e Calabria), Salmo fibreni limitatamente alla risorgiva denominata Lago di Posta Fibreno).
ZONA DEI CIPRINIDI A DEPOSIZIONE LITOFILA DELLA REGIONE ITALICO-PENINSULARE
Leuciscus souffia muticellus, Leuciscus cephalus, Rutilus rubilio, Alburnus albidus limitatamente alla Campania, Molise, Puglia e Basilicata), Barbus plebejus, Lampetra planeri limitatamente al versante tirrenico di Toscana, Lazio, Campania e Basilicata; nel versante adriatico, la sola popolazione dell'Aterno- Pescara), Anguilla anguilla, Cobitis tenia bilineata, Gasterosteus aculeatus, Salaria fluviatilis, Gobius nigricans limitatamente al versante tirrenico di Toscana, Umbria e Lazio).
ZONA DEI CIPRINIDI A DEPOSIZIONE FITOFILA DELLA REGIONE ITALICO-PENINSULARE
Tinca tinca, Scardinius erythrophthalmus, Rutilus rubilio, Leuciscus cephalus, Alburnus albidus limitatamente alla Campania, Molise, Puglia e Basilicata), Petromyzon marinus stadi giovanili), Anguilla anguilla, Alosa fallax stadi giovanili), Cobitis taenia bilineata, Esox lucius, Gasterosteus aculeatus, Syngnathus abaster.
ZONA DEI SALMONIDI DELLA REGIONE DELLE ISOLE
Salmo trutta) macrostigma.
ZONA DEI CIPRINIDI A DEPOSIZIONE LITOFILA DELLA REGIONE DELLE ISOLE:
Anguilla anguilla, Gasterosteus aculeatus, Salaria fluviatilis.
ZONA DEI CIPRINIDI A DEPOSIZIONE FITOFILA DELLA REGIONE DELLE ISOLE
Cyprinus carpio, Petromyzon marinus stadi giovanili), Anguilla anguilla, Gasterosteus aculeatus, Alosa fallax stadi giovanili), Syngnathus abaster.
Le popolazioni del ceppo mediterraneo di Salmo trutta) trutta hanno naturalmente un areale molto frammentato. Per ogni regione
andrebbe stabilito meglio l'areale.
In Piemonte, a esclusione dei tributari di destra del Po a valle del Tanaro e, nel bacino del Tanaro, a valle della confluenza con il torrente Rea.
In Piemonte, la distribuzione è limitata al solo Verbano.
Non presente in Umbria.
SEZIONE C
Tabella 1. Valore di riferimento mediana siti riferimento) per la componente relativa alla presenza di strutture artificiali nel tratto
considerato indice HMS) e per la componente relativa all'uso del
territorio nelle aree fluviali e perifluviali indice LUI).
Descrizione sommaria dell'ambito
di applicazione | HMS | RQ_HMS | LUI | RQ LUI
Tutti i tipi fluviali | 0| 1| 0| 1
Il valore utilizzato per convertire l'HMS in RQ è pari a 100. Il
valore utilizzato per convertire il LUI in RQ è pari a 39,2.
Tabella 2. Valori di riferimento mediana siti riferimento) per la
componente relativa alla diversificazione e qualità degli habitat
fluviali e ripari indice HQA)
Descrizione sommaria dell'ambito di applicazione
Macrotipi fluviali
HQA
RQ_HQA
Fiumi Appenninici | M1, M2, M4 |64 | 1
Fiumi Appenninici poco | | |
diversificati |M1, M2, M4 |52 | 1
Fiumi Mediterranei temporanei |M5 |58 | 1
Piccoli fiumi di pianura |C, M1 |56 | 1
Tutti gli altri fiumi |- |57 | 1
È opportuno far riferimento alla categoria "Tutti gli altri fiumi" qualora il tipo fluviale in esame, per la sua peculiarità, non
risulti attribuibile con certezza ad una delle macrocategorie
riportate in tabella. Per la conversione dell'HQA in RQ si è
considerato come valore minimo 11 per tutte le categorie.
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